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Monthly Archives: ottobre 2011
SBTRKT – SBTRKT (recensione)
Spank The Groove non è soltanto party e casino. Spank The Groove è anche musica a 360°. Uno dei nostri, Mik, è impegnato dall’inizio di febbraio come recensore per Indie For Bunnies, una delle webzine leader in Italia per quanto riguarda le recensioni. Da oggi, i suoi articoli pubblicati sulla webzine verrano pubblicati anche qui su www.spankthegroove.com!
Scusatemi, lettori di Indie For Bunnies con l’anima più elettronica, anzi più british oriented. Ho clamorosamente dormito su sto disco (d’altronde nell’era della musica un tanto al chilo su Internet ogni tanto capita), preso com’ero dall’electro, da robe tipo il disco di Jamie Woon, quello di James Blake (che ve lo dico a fare), quello di Katy B (un po’ meh, ma nel contesto ci sta) e tanto altro ancora sfornato in terra d’Albione, senza parlare del rap che occupa sempre un posto privilegiato nei miei ascolti. A farmi capire l’errore è stato un solitario ascolto nella metro rossa a Milano, direzione Rho Fiera. My bad, mea culpa. Scusatemi, sinceramente.
Un consiglio spassionato. Non dormite su quest’album, procuratevelo in qualunque modo possibile. Chiamate come volete questo prodotto, popstep, post-dubstep, soulstep. Fate vobis. SBTRKT, aka Aaron Jerome, dopo aver esordito con un disco nu jazz, si dota di un nuovo moniker (SBTRKT appunto), e rilascia singoli, remix, un ep (“2020”) e ora questo disco d’esordio. La lezione di James Blake è stata assimilata appieno, il timbro vocale è persino simile, anche se a Aaron manca quel misto di pathos e atmosfera rarefatta che sembri circondi sembra la voce di JB. Anche a livello musicale, le similitudini saltano subito all’occhio (anzi, all’orecchio), ma qui troviamo più funk, più house, bpm più alti e più voglia di giocare con la musica, tralasciando l’emotività soul per dirigersi su lidi più marcatamente pop, non per questo risultando banale. E quindi abbiamo ritmiche più dubstep su “Wildfire”, con Yukimi dei Little Dragon (se avete dormito su di loro…sveglia!), più garage su “Right Thing To Do”, mini banger, 2step su “Something Goes Right”, condita da una bella perfomance vocale, togliendosi lo sfizio del banger da dancefloor (ovviamente di un certo palato) con “Pharoahs”, incesellando il tutto con riferimenti house. Niente di originale, purtroppo, tutto ben fatto. Pensato su misura per l’ascolto solitario in cuffia o per farti muovere in camera, credo farebbe la sua figura anche tornando dal mare o in riva al mare stesso. Già detto, il sound punta all’orecchiabilità, e d’estate qualcosa di orecchiabile e ben fatto che non siamo gli immancabili tormentoni serve sempre come il pane ad orecchie affamate di musica nuova, meglio se di qualità. Però ormai è autunno inoltrato, e anche se l’ascolto lo merita sempre che facciamo? Rimettiamo su James Blake o cerchiamo la next big thing nei piccoli club d’Oltremanica? Come on Aaron, sul prossimo disco ti giuro che non dormirò.
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Four Tet – FabricLive 59 (recensione)
Spank The Groove non è soltanto party e casino. Spank The Groove è anche musica a 360°. Uno dei nostri, Mik, è impegnato dall’inizio di febbraio come recensore per Indie For Bunnies, una delle webzine leader in Italia per quanto riguarda le recensioni. Da oggi, i suoi articoli pubblicati sulla webzine verrano pubblicati anche qui su www.spankthegroove.com!
Fabric, a Londra, non è una discoteca come tante. Stiamo parlando di un club tra i più fighi al mondo, più che un club oserei dire quasi uno stato mentale. Le compilation che lo stesso Fabric propone sono un’ottima guida per capire l’evoluzione della musica da club ed un ottimo strumento per essere musicalmente al passo con i tempi. La serie “FabricLive” giunge al numero 59, e al mix chiama Four Tet, vero nome Kieran Hebden, guru della dubstep raffinata e pura, che si fonda sui bassi e non sulla cafonaggine dei synth come quella che spopola al giorno d’oggi, quella dubstep che rende omaggio alle influenze che ne hanno caratterizzato la nascita e ne rinnovano lo spirito.
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The Spank the Groove philosophy
Con l’arrivo di Ottobre e del primo freddo, con la caduta delle prime foglie, dopo una pausa di un mese per riprendere un pò d’aria e familiarità con amici e parenti, la premiata ditta Spank The Groove è pronta per inaugurare la stagione Invernale.
Diciamo che rispetto alla prima serata alla Scalinata del febbraio di 2 anni fa qualcosa è cambiato, mai avremmo sperato di sopravvivere 2 anni in questa giungla raccogliendo tante soddisfazioni e rimanendo sempre fonte d’innovazione.
Eravamo semplici amici che si organizzavano e mettevano su una festicciola per divertirsi un pò.
“Dai, perchè non ci riuniamo tutti sotto il nome di Spank The Groove” fu la frase che diede inizio a tutto…
Da quel momento il fenomeno è cresciuto a ritmi assurdi e di lì a poco tempo le richieste e le serate si sono moltiplicate.
Ritmi sempre più alti, party sempre più grossi [siamo passati dalle 400 alle 1100 persone senza rendercene conto], collaborazioni con gli staff e i locali più importanti della zona e perchè no scazzi e problemi con persone e locali per via di questo fenomeno in via di espansione che creava sempre più problemi.
Con la nuova stagione Spank The Groove decide di diventare più ambiziosa che mai.
Non cambierà lo stile che ci ha resi “famosi”, anzi sbandiereremo la nostra voglia di divertirci e farvi divertire realizzando 2 progetti paralleli.
Spank The Groove continuerà con il suo classico stile ad agitare la scena locale, “happy” ma non per questo scontati.
Meno party, ma più spessore perché a noi piacciono le cose belle,originali e ben fatte.
Poco importa se la gente ci reputa “commerciali” e se i tanti critici e cultori della musica ci giudicano “grezzi” [ultimamente chiunque si alza a giudice supremo per giudicare chiunque e qualsiasi cosa; d'accordo che la giustizia italiana ha fatto passi indietro terrificanti, ma di qui a giudicare chiunque dall'alto verso il basso ne passa di acqua sotto i ponti].
I nostri party saranno quella via di mezzo tra il divertimento molesto e la disco-noia che c’è in giro, fatta da persone che vogliono posare senza divertirsi.
Alle nostre serate si balla, si canta, si salta e ci si diverte, punto. Il tutto, nella ferma convinzione che “commerciale” non necessariamente fa rima con “rozzo,grezzo e dequalificante”.
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Clap Your Hands Say Yeah – Hysterical (Recensione)
Spank The Groove non è soltanto party e casino. Spank The Groove è anche musica a 360°. Uno dei nostri, Mik, è impegnato dall’inizio di febbraio come recensore per Indie For Bunnies, una delle webzine leader in Italia per quanto riguarda le recensioni. Da oggi, i suoi articoli pubblicati sulla webzine verrano pubblicati anche qui su www.spankthegroove.com!
“(Ah, benedetta World Wide Web. Che ti permette di scoprire cose nuove e fiche che ti permettono di fare il bullo con gli amici e il bello con le ragazze sulle basi della tua cultura musicale (non che funzioni sempre, ma almeno è una base di partenza.))
Quando ho deciso, qualche anno addietro, di approfondire seriamente il discorso indie rock, il mio consigliere di fiducia mi indirizzò su un sacco di band, tra cui i CYHSY.
Forti di un omonimo disco d’esordio (del 2005) ben recensito, che ottenne addirittura un bel 9.0 su Pitchfork, cresciuto dal semplice download sul loro sito al passaparola tra I blogger (condizione indispensabile per il successo di una band emergente al giorno d’oggi) ai complimenti della critica internazionale alle oltre 200.000 copie vendute, diventando una delle next big things del panorama indie americano. Il seguito “Some Loud Thunder”, che ha scatenato una moltitudine di pareri differenti, deludendo alcuni e convincendo altri, ha comunque contribuito a confermare che i nostri non erano delle meteore (recensione su IFB QUI), pur ottenendo un risultato commerciale peggiore del predecessore.
Ma alla fine, dopo questo sunto della carriera, sto nuovo disco com’è? Dopo 4 anni d’attesa (un’enormità nei tempi del web 2.0), I 5 newyorkesi tornano sulla scena. E lo fanno di mestiere, con l’apertura di “Same Mistake” e un’impronta di indie-pop che traina tutto il disco, relegando le influenze di Velvet Underground, Waits e quant’altro del primo disco e il pop Sixties del secondo sullo sfondo, come solido background dell’identità musicale del gruppo. I suoni si fanno delle volte distorti (la titletrack “Hysterical” e“Into Your Alien Arms”), delle volte assumono sfumature eteree in un contest squisitamente pop (“In A Motel”), chiudendo in un crescendo di ottimo songwriting con “Adam’s Plane” e restando sempre orecchiabili al 100% e difficile da ascoltare restando immobili. Il disco nel complesso è solido, non ripete l’osannato debutto (che comunque viene richiamato spesso) e non innova il genere, ma innova sicuramente il loro modo di intendere questo genere (per chi ama la divisione in generi). Siamo a metà strada tra il pop e il rock, senza disdegnare le chitarre distorte e le ballate, mature e commerciabile al punto giusto.
Forse che i 4 anni di assenza dalla scena come gruppo gli abbiano schiarito le idee e fatti imboccare la strada giusta? Promossi, a pieni voti.”
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