Monthly Archives: aprile 2012

TOYS ON RADIO

Dopo i nostri mixtape, su www.spankthegroove.com periodicamente pubblicheremo dei podcast, ovvero mix esclusivi realizzati sia dagli artisti più in vista che dalle migliori nuovi leve del panorama italiano, in esclusiva per chi si segue. Restate sintonizzati, ne vedrete delle belle!

Il progetto TOYS ON RADIO nasce dalla volontà di unire la melodia dei pezzi pop più soft ai suoni ruvidi e acidi dell’electro/house francese e tedesca. Il risultato è una travolgente combinazione di vocals, melodie, bassi e casse martellanti.
I TOYS ON RADIO sono : Giovanni Labianca (MURDER OF SOCIAL LIFE), dj tranese, già conosciuto per diverse serate organizzate da Neu Klub (con ospiti del calibro di Fuckkk Offf, Casa del Mirto, Vitalic e Uffie), e DAKOTA RAIN, cervello elettronico degli Skin & Bones, il noto quintetto tranese.
Il progetto Toys On Radio si sperimenta in due date al NEU KLUB XMAS PARTY e al Supercapodanno H12, riscuotendo molto successo. Si pensa quindi di unire al set audio un set video parallelo e così al duo si aggiunge Donato Spinelli, promettente visual anch’esso tranese.

ed ecco la playlist:

Stylo – Gorillaz
To protect & entertain (Crookers Remix) – Busy P
Walking On A Dream (Kids At Bar Remix) – Empire of the Sun
DVNO – Justice
Forever – Will.I.Am, Wolfgang Gartner
Lollipop (Yuksek Remix) – Mika
Forever And A Murder (Toys On Radio Bootleg) – Sophie Ellis Bextor Vs Shakira Vs Brothers In Rhythm
Born this Way – Lady Gaga
Moves Like Jagger (Stereocreator & Shake Style Pro Remix) – Maroon 5 Feat. Christina Aguilera
That’s Not My Name (La Riot Remix) – The Thing Things
American Boy (Lazrtag Remix) – Estelle feat Kanye West
Something To Die For (Kids At Bar Remix) – The Sounds
Teenage Dream (Kaskade Remix) – Katy Perry

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Power Chimps vs Electro Italia

“Dopo i nostri mixtape, su www.spankthegroove.com periodicamente pubblicheremo dei podcast, mix esclusivi realizzati dagli artisti più in vista e dalle migliori nuovi leve del panorama italiano, in esclusiva per chi ci si segue.
Restate sintonizzati, ne vedrete delle belle!”
 

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26 aprile 2012 | Tag:, ,
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UNLOCK ME (Electro Italia)

Dopo i nostri mixtape, su www.spankthegroove.com periodicamente pubblicheremo dei podcast, ovvero mix esclusivi realizzati sia dagli artisti più in vista che dalle migliori nuovi leve del panorama italiano, in esclusiva per chi si segue. Restate sintonizzati, ne vedrete delle belle!

Ospite: Unlock Me (Electro Italia)

Guru Guro – Hey Today!
Stop It (Crookers Remix) – Theophilus London
All I Dream (Hard Edit)- Jaguar Trax
Clarisse (Zombie Nation Remix) – Housemeister
Foreign Movie – Deadbots
Sausage Party (Magnvm! Remix) – Turbo Boys
Dumb – Doctr
Go Down Low – Party Squad
Pullup 2012 (Feat. Punish) – Party Squad
We Are Young (David Heartbreak Remix) – F.U.N
Avicii’s Epic Hangover (Kap Slap Bootleg) – Dada Life, Hardwell Feat. Taio Cruz
Young Blood (Tiësto & Hardwell Remix) – The Naked And Famous
Molly – Cedric Gervais
Goddamn (The Loops Of Fury Remix) – Autodidakt Rotze
Stfu (D-R-U-N-K Remix) – Autodidakt Rotze
Gonna Be Mine (Far Too Loud Remix) – Napt & Peo De Pitte
Strobe (Redial Remix) – Deadmau5

 

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WZRD – WZRD (recensione)

Chi si cela dietro il moniker WZRD? Scopriamolo insieme. Credo che tutti associate Scott Mescudi, aka Kid Cudi, grazie al suo hit single “Day ‘N Nite” (anzi, al remix dei Crookers). Associato alla G.O.O.D. Music di Kanye West, autore di due album (“The Man on The Moon: The End Of The Day” e “The Man On The Moon 2: the Legend of Mr. Rager”) di successo, attore nella serie HBO “How To Make It In America” nel ruolo del dogsitter e spacciatore Domingo, in attesa di rilasciare il terzo capitolo della serie “The Man on The Moon” pubblica insieme al produttore Dot da Genius questo “WZRD” (che è anche il nome del duo composto dagli stessi), largamente preannunciato sul suo profilo twitter come la sua svolta “rock”: “wizard is a rock album, no raps, just singing”. E quindi, dopo aver contribuito a lanciare uno stile arriva questo terzo disco ufficiale del nostro. Esperimento riuscito? Mah. (continua…)

19 aprile 2012 |
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The Ting Tings – Sounds From Nowheresville (recensione)

Metà agosto 2008, ero in Inghilterra con una crew di gente mai stata in terra albionica, completamente a digiuno di clubbin’ inteso alla maniera dei sudditi di sua Maestà Elisabetta II. Tant’è, appena arrivati ci rechiamo in un pub caruccio (ma niente di più) in quel di Carlisle (dove risiedeva il ragazzo che ci ospitava) con un tizio che spingeva musica random, senza un filo logico, l’importante era che la gente tra una birra e l’altra ballasse e cantasse. Tra le varie canzoni, risuonava un gruppo a me sconosciuto, che ho scoperto quella sera stessa essere i Ting Tings. La canzone era “Shut Up And Let Me Go”. Tornato in Italia mi procurai al volo il loro disco di debutto, “We Started Nothing”, rimanendone piacevolmente sorpreso. (continua…)

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We Have Band – Ternion (recensione)

Play. Parte “Shift”. Sono gli Editors? Gli Interpol? Ah no, sono i We Have Band, e questo è il loro nuovo disco “Ternion”. A parte il nome, che non riesco a capire se definire idiota o  geniale, nel 2010 con il debutto sulla lunga distanza “WHB” (continua l’originalità) si sono piazzati in quella zona stracolma di gruppi e/o cantanti definibili “promesse che rischiano di essere dimenticati dopo un disco”, ovvero le famigerate one hit wonders.

Il settore di riferimento è l’electropop più hipster spruzzato di indie rock. Il problema fondamentale è una grossa mancanza di personalità che emerge tra le varie tracce, come se i WHB avessero suonato un collage di quello che li influenza maggiormente. Cosa che potrebbe essere definita varietà sonora, ma che per me è mancanza di personalità, visto che suona come un compitino. Ben eseguito, ma pur sempre compitino. (continua…)

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Drake – Take Care (recensione)

Il disco d’esordio di Drake, “Thank Me Later” (che è stato anche remixato dai producer spagnoli Cookin’ Soul), nel 2010, fu anticipato da un hype spaventoso, dovuto anche alla sua affiliazione con la crew di Lil’ Wayne, laYoung Money. Hype che ha permesso al cantante canadese di vendere più  di 400.000 mila nella settimana d’esordio, risultato esagerato sia per le condizioni comatose del mercato discografico, sia per il suo status di esordiente.

Come è logico, l’attesa per il suo secondo disco era altissima. Previsto originariamente per ottobre e pubblicato a novembre, “Take Care” sicuramente bisserà il successo del suo predecessore, ma a mio avviso segna una discesa a livello qualitativo. Giudicato in maniera positiva dalla stampa di settore americana, risente innanzitutto di una eccessiva lunghezza del prodotto (17 tracce più un interludio da 2 minuti e mezzo).

Intendiamoci, il disco non è brutto in toto: qualitativamente curato, musicalmente non dozzinale, senza troppi di quei beat un tanto al chilo come troppo spesso accade quando si parla di prodotti della Young Money (tradizione della scuola musicale da cui Lil’ Wayne proviene, ovvero la No Limits di Master P e la Cash Money di Birdman, sul cui rapporto con Wayneci sarebbe da discutere a lungo – ma non divaghiamo), ma sufficiente ricercato per gli standard da cui proviene il lavoro, anche se troppo spesso povero di spunti validi. Drake come interprete non è male, e il modo in cui usa la voce all’interno del contesto funziona. (continua…)

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